Ivrea, la nostra Sylicon Valley. Alla Milano Digital Week una mostra dedicata al mito Olivetti

Dal 13 al 17 marzo a Milano si parla di educazione e cultura dell’innovazione digitale: con la Digital Week, promossa dal Comune di Milano-Assessorato alla trasformazione digitale e servizi civici, e supportata da diverse realtà private, propone un calendario di eventi dedicati a chi opera nel settore o a chi semplicemente vuole osservare con un certo anticipo le trasformazioni sociali. Che oggi, neanche a dirlo, passano dal digitale.
Ora, ai più giovani chiediamo uno sforzo, prima di dare loro un’informazione che potrebbe sconvolgerli: anche prima del digitale c’era la vita.

Tra gli eventi in programma alla Milano Digital Week c’è l’inaugurazione della mostra Olivetti, una storia di innovazione, al Museo del Novecento di piazza Duomo. L’esposizione nasce per celebrare il riconoscimento dell’Unesco alla citta di Ivrea, modello di riferimento sociale per una visione etica e moderna della relazione tra industria e architettura, tra gli anni ’30 e ’60 del ‘900. A Ivrea infatti sorse il primo nucleo di stabilimenti – la famosa fabbrica di mattoni rossi, divenuta poi un edificio a vetri – in cui avrebbe avuto origine il mito della macchina da scrivere più celebre del mondo, made in Italy purissimo, a opera del visionario Adriano Olivetti.

L’azienda oggi è il polo digitale del Gruppo Tim, ma conserva gelosamente la sua storia. La mostra allestita a Milano (visitabile con ingresso gratuito fino al 14 aprile) è composta da fotografie uniche, manifesti e locandine di Giovanni Pintori e di altri artisti che tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 curarono il design delle pubblicità aziendali. Non può mancare lo spazio dedicato ai pezzi storici, iconici, di casa Olivetti: la Lettera 22 e la Valentina sono protagoniste di un percorso espositivo che arriva fino ai giorni nostri, con il Form 200, il registratore di cassa connesso.

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La celebre Lettera 22, macchina da scrivere meccanica portatile, progettata nel 1950 da Marcello Nizzoli e Giuseppe Beccio. Oggi è presente nella collezione del Museum of Modern Art (MOMA) di New York come esempio di design italiano.

Ivrea come una città ideale? Adriano Olivetti ha realizzato quello che scrittori e filosofi, da Moore a Campanella, immaginavano come realtà civica in cui coltivare una pacifica coesistenza tra gli uomini. La sua fabbrica era un luogo in cui il lavoro operaio veniva umanizzato e l’architettura aveva certamente la sua parte: pareti a vetri per non sentirsi rinchiusi, viali alberati, sale per concerti, spettacoli e dibattiti. Per lui, l’urbanistica doveva elevare l’ambiente. Ecco la sua rivoluzione.

In questo servizio andato in onda su La7 nel 2015 alcuni ex dipendenti della Olivetti e testimoni di un’epoca raccontano cosa significava lavorare nella fabbrica di Ivrea, “la Sylicon Valley anni ’60“, e cosa rappresenta oggi, in tempi di immaterialità, avere una visione davvero autentica di futuro.

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